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FAQ - domande frequenti sulla fede

Ultimo Aggiornamento: 21/03/2018 16.53
17/04/2016 16.07
 
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Domande frequenti sulla fede



Cos'è la fede

La fede è un atto di volontà per mezzo del quale si decide di credere in Dio. La fede cristiana consiste nel credere a ciò che Gesù ha rivelato nel Vangelo, reso credibile attraverso i miracoli che ha compiuto.
Per approfondire: il cammino spirituale.


Si può credere in Dio senza seguire una religione?


Ognuno può scegliere liberamente ciò in cui credere, ricordando però che le scritture ci invitano ad indagare la verità (Ascoltate, o figli, l'istruzione di un padre e fate attenzione per conoscere la verità. Proverbi 4,1). Il semplice ammettere che Dio esiste, continuando a fare la propria vita senza che nulla cambi, è molto diverso dall'intraprendere un vero e proprio cammino di fede.
Il cammino di fede, proprio perché implica una ricerca della conoscenza di Dio, non può essere svolto individualmente. Nel Vangelo infatti Gesù dice "da soli non potete fare nulla". La religione svolge l'importante compito di indicare al fedele quelle vie che gli consentono di progredire spiritualmente, perché non si possono comprendere le realtà celesti con la sola mente umana.

Tutte le religioni sostengono di essere vere. Come faccio a sapere che quella cattolica è quella giusta?

Quando Giovanni Battista manda i suoi discepoli a chiedere a Gesù se è lui il messia, Gesù risponde che sono le opere che lui compie a dargli testimonianza (Luca 7,22). I miracoli che opera sono una chiara prova che è Dio ad averlo mandato e che gli ha conferito questo potere: "..anche se non volete credere a me, credete almeno alle opere.." (Giovanni 10, 38)
Allo stesso modo, quando vogliamo capire se stiamo seguendo la strada giusta, dobbiamo guardare ai fatti. Da un lato ciò che conta è il nostro comportamento, cioè se stiamo cercando la verità con bontà di intenti e non per vana curiosità o superbia, dall'altro a ciò che Dio ci comunica per darci coraggio lungo il cammino. Quando nella preghiera si scopre una pace nel cuore e una gioia che non si era mai provata prima, è Dio che si manifesta per dire: "sei sulla strada giusta." Con il tempo poi ci si accorge che si sta diventando persone migliori, superando pian piano piccoli e grandi difetti e così via. La pace è uno dei primi segni della vicinanza di Dio: "Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi" (Giovanni 14, 27). Molte religioni e filosofie portano inizialmente degli apparenti benefici, ma mancano di questa vera pace.
L'altra consistente prova è proprio quella dei miracoli. Basta una breve indagine sulla vita di qualunque santo per rendersi conto che nessun'altro ha mai compiuto simili prodigi. Sono questi che danno vera testimonianza e attraverso i quali anche gli apostoli poterono diffondere il Vangelo in tutto il mondo.
Per approfondire: i miracoli.

Perché, se Dio è buono, esiste il male?

Il male non è stato creato né tantomeno voluto da Dio, ma è il risultato di una libera scelta, prima di Lucifero e in seguito dell'uomo. Dio, per amore, ha creato l'uomo libero, con una intelligenza e una coscienza capaci di seguire il bene o il male. Per questo le tragedie che accadono nel mondo, come le guerre, sono conseguenza della cattiveria umana. Allo stesso tempo però Dio accorre in aiuto dei sofferenti che lo invocano ("Beati gli afflitti, perché saranno consolati". Matteo 5,4) perciò, anche nel dolore, si può trovare la pace con il suo aiuto.

Esiste l'inferno?

Si, l'inferno esiste ed è eterno. La sua esistenza è ribadita più volte nel Vangelo. Alcuni esempi: "Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti." (Matteo 13, 42)
"Se la tua mano ti scandalizza, tagliala: è meglio per te entrare nella vita monco, che con due mani andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile." (Marco 9, 43)

È vero che Dio perdona qualsiasi peccato?
Sì, Dio perdona sempre, ma ad alcune condizioni:
1. il perdono deve essere chiesto: "a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi" (Gv 20, 23)
2. non deve esserci ostinazione al peccato "Non esser troppo sicuro del perdono tanto da aggiungere peccato a peccato." (Siracide 5,5)
3. occorre pentimento e volontà di non peccare più "non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio" (Gv 5, 14)

Perché, se Dio conosce tutto, occorre pregare per chiedere ciò di cui si ha bisogno?
La preghiera non è solo un mezzo per chiedere, ma ancor di più un mezzo per conoscere Dio. Inoltre è Gesù stesso che esorta a pregare sempre. Prima di tutto con il Suo esempio, perché nel Vangelo leggiamo che Gesù si ritirava in luoghi solitari a pregare; in secondo luogo spiega che la preghiera è necessaria: "Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto;" Mt 7, 7). Per ricevere, occorre chiedere. Per trovare, occorre cercare. Per ricevere l'aiuto di Dio, occorre compiere un atto di umiltà e chiederglielo. Per trovare Gesù, occorre la buona volontà di cercarlo, e Lui si farà trovare.

Perché Gesù, se aveva il potere di evitarlo, muore in croce?

Gesù sceglie liberamente di morire, in quanto adempie in tutto e per tutto la volontà di Dio. Ben avrebbe potuto, così come aveva realizzato molti miracoli, evitare la cattura e la morte in diversi modi.
La sofferenza di Gesù (morale, spirituale e fisica) era necessaria per riparare il peccato commesso dall'uomo e per dare un esempio a noi del livello a cui può giungere l'amore. Gesù si offre come "agnello sacrificale" in espiazione dei peccati, facendosi quindi carico del peccato da Adamo in poi e patendone le terribili conseguenze al posto dell'uomo. In questo modo, per amore, Gesù diviene il Salvatore, perché con il suo sacrificio ha ottenuto il perdono per l'uomo da Dio. Per ogni colpa, secondo giustizia, c'è anche una pena, e Lui si è accollato tutte queste pene.
Per approfondire: la Passione di Gesù.

Gesù ha veramente sofferto?


Dal Vangelo si evince chiaramente che Gesù soffre molto, non solo fisicamente a causa della flagellazione e della crocifissione, ma anche moralmente ("La mia anima è triste fino alla morte." Matteo 26, 38). Alcune persone negano tale sofferenza affermando che Gesù, essendo anche Dio, non potesse realmente soffrire. Queste persone però dimenticano che Gesù era anche vero uomo e soggetto alle sofferenze umane. Inoltre, durante la Passione, Gesù sperimenta anche la terribile sofferenza spirituale dell'abbandono di Dio. Questo perché il sacrificio di Gesù doveva essere totale, senza speciali aiuti che avrebbero in qualche modo attenuato la grandezza del suo atto d'amore.

Cosa devo fare per essere cristiano?

Essere cristiani significa credere alla parola di Gesù e fare il possibile per metterla in pratica nella vita di tutti i giorni, seguendo i comandamenti che Lui ci ha insegnato.
Per fare ciò occorre prima di tutto leggere frequentemente il Vangelo, pregare e accostarsi ai sacramenti per avere tutti gli aiuti spirituali necessari al cammino di fede. Il primo comandamento, il più importante, è quello di amare Dio e il secondo è quello di amare il prossimo. Tutto il resto viene di conseguenza. "[Il primo di tutti i comandamenti è:]amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso." (Marco 12, 31)
Per approfondire: l'inizio del cammino spirituale.

Cosa significa essere cattolico non praticante? E come si fa ad esserlo?
Chi si definisce "cattolico non praticante" sostiene di essere cristiano cattolico, pur non praticando la religione, cioè non partecipando alle funzioni, ai sacramenti e - in molti casi - non ricorrendo alla preghiere tradizionali insegnate dalla Chiesa.
Dire "cattolico non praticante" è in realtà una contraddizione in termini, e il motivo si può ricavare direttamente dalle Scritture: anzitutto dal terzo comandamento "Ricordati del giorno di Sabato per santificarlo". Con la Resurrezione di Gesù il giorno del Signore è diventato la Domenica, ma il comandamento rimane e implica di dedicare la giornata a Dio, al proprio accrescimento spirituale e alla meditazione. Dunque, se anche la partecipazione alla Messa fosse facoltativa (cosa che non è), per lo meno, in base alla Bibbia, la domenica deve essere dedicata a Dio con la preghiera.
Nel Vangelo troviamo altre precise istruzioni: Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». (Lc 22, 19). Gesù lascia dunque un comando - "fate" - che implica il celebrare l'Eucaristia. Vediamo che questo "fate" si concilia perfettamente con il terzo comandamento; quale giorno migliore del giorno del Signore, per ricordare il sacrificio di Gesù sulla croce? Lo stesso Gesù dice a Pietro: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli. Ecco dunque perché occorre seguire i precetti insegnatici dalla Chiesa.
Ai suoi discepoli Gesù dà infine un altro comando: "Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura." (Mc 16, 15). È quindi dovere di ogni cristiano impegnarsi per diffondere, con carità e comprensione, la Parola di Dio. Parola che deve essere messa in pratica attraverso i mezzi che Dio stesso ci ha dato e con l'aiuto dei sacramenti. Per queste ragioni, coloro che si definiscono "non praticanti" non possono essere anche cattolici.

Esiste un modo specifico per leggere e comprendere le scritture?

La Bibbia è la parola di Dio, e ogni volta che ci accingiamo a leggerla possiamo ricavarne insegnamenti nuovi. Molte persone danno diverse interpretazioni della scrittura e spesso è difficile orientarsi o capire chi abbia ragione e chi no.
Per uscirne è però sufficiente applicare ciò che Gesù e i profeti hanno detto: invocare lo Spirito Santo perché sia Lui (e non noi stessi, con la nostra intelligenza limitata e appesantita dalle ideologie tutte umane) a illuminarci affinché la Parola penetri. Per questo, per leggere efficacemente le scritture, non occorre essere particolarmente dotti o istruiti. Ciò che serve è buona volontà, umiltà, disposizione a lasciarsi guidare, e soprattutto preghiera rivolta allo Spirito Santo. A quel punto le scritture, così antiche e immutabili, diventeranno via via più chiare nel loro significato e saranno sempre più comprese man mano che il cammino spirituale avanza.
Per approfondire: i momenti della lettura sacra (la lectio divina).






Hai altre domande? Scrivici nella sezione domande sulla fede.
[Modificato da Sofi810 21/03/2018 16.53]
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