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Cosa significa prendere la Croce e seguire Gesù

Ultimo Aggiornamento: 18/09/2016 19.09
05/09/2016 18.01
 
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"Se qualcuno vuol venire dietro a me
rinneghi se stesso,
prenda la sua croce
e mi segua."




Cosa significa prendere la propria croce? Molto spesso il concetto di "croce" viene fatto coincidere con la sofferenza o la malattia, cioè con tutta quella serie di problemi e situazioni difficili che ognuno deve affrontare nel corso della vita. Ma una simile interpretazione appare piuttosto sbrigativa e non del tutto sensata. Le sofferenze di questo tipo sono comuni a tutti gli uomini, non certo solo ai seguaci di Cristo, e certamente esistevano anche prima che Egli si facesse uomo.
Anzi, potremmo invece dire che Gesù è venuto a portare consolazione, a guarire i malati, addirittura a promettere che, con la preghiera, tutto si può ottenere (Per questo vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato. Marco 11, 24).

Che cos'è dunque la croce di cui parla Gesù?
Sant'Agostino risponde che la croce consiste nella tribolazione che si subisce quando si sceglie di essere cristiani (Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia. Matteo 5, 11).
Il prendere la croce e il rinnegare se stessi sono infatti un requisito per essere discepoli.
Rinnegare se stessi: Non esiste alcuno che non si ami; ma bisogna possedere l'amore retto ed evitare quello deviante. Chiunque, abbandonato Dio, non avrà amato che sé e, per l'amore di sé, si sarà separato da Dio. L'uomo mi chiede: Come si rinnega chi si ama? Ma Dio spiega all'uomo: Si può rinnegare se si ama. Appunto con l'amore di sé, manda in perdizione se stesso; rinnegandosi, si trova.
Rinnegare se stessi è dunque spogliarsi dell'egoismo ed essere disposti ad accogliere e mettere in pratica l'insegnamento di Dio.
Prendere la propria croce:sopportare la tribolazione, ricevere con pazienza tutto ciò che si soffre a causa di Gesù. Che cosa sono queste tribolazioni a causa di Gesù? Sono le persecuzioni, le derisioni, gli ostacoli che gli altri a volte pongono nel cammino spirituale. Quante volte un familiare o un amico, disprezzando la fede dell'altro, lo prende in giro? Quante volte, con parole insidiose, cerca di indurlo ad allontanarsi dalla preghiera e dalle pratiche religiose?
E se questo lo fanno spesso gli uomini, tanto più lo fa - in modo infinitamente astuto - il demonio, l'eterno tentatore. Diceva San Giovanni Maria Vianney "Una delle prime cose che il demonio fa sempre è far smettere alle persone di pregare."
Prosegue San Giovanni Paolo II: Queste parole esprimono la radicalità di una scelta che non ammette indugi e ripensamenti. E' un'esigenza dura, che ha impressionato gli stessi discepoli e nel corso dei secoli ha trattenuto molti uomini e donne dal seguire Cristo. Ma proprio questa radicalità ha anche prodotto frutti mirabili di santità e di martirio, che confortano nel tempo il cammino della Chiesa. Oggi ancora questa parola suona scandalo e follia (cfr 1 Cor 1, 22‑25). Eppure è con essa che ci si deve confrontare, perché la via tracciata da Dio per il suo Figlio è la stessa che deve percorrere il discepolo, deciso a porsi alla sua sequela. Non ci sono due strade, ma una soltanto: quella percorsa dal Maestro. Al discepolo non è consentito di inventarne un'altra.
"Prenda la sua croce e mi segua". Come la croce può ridursi ad oggetto ornamentale, così "portare la croce" può diventare un modo di dire. Nell'insegnamento di Gesù quest'espressione non mette, però, in primo piano la mortificazione e la rinuncia. Non si riferisce primariamente al dovere di sopportare con pazienza le piccole o grandi tribolazioni quotidiane; né, ancor meno, intende essere un'esaltazione del dolore come mezzo per piacere a Dio. Il cristiano non ricerca la sofferenza per se stessa, ma l'amore. E la croce accolta diviene il segno dell'amore e del dono totale. Portarla dietro a Cristo vuol dire unirsi a Lui nell'offrire la prova massima dell'amore.


Prendere la croce e seguire Gesù significa quindi l'accettare queste difficoltà che derivano direttamente dalla propria scelta di fede; imparare, con l'aiuto di Dio, a non scendere a compromessi, a non fare scelte di comodo, a non cercare Dio solo quando conviene per poi adeguarsi ai canoni sociali.
Essere cristiani implica necessariamente delle scelte e delle rinunce, ma ciò non deve mai scoraggiare, poiché è Gesù stesso che ci consola: "Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo." Giovanni 16, 33.
[Modificato da Sofi810 05/09/2016 18.10]
10/09/2016 11.54
 
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la strada del rinnegamento di se stessi implica una lotta che si combatte nella mente, è lì che si consuma la battaglia.
Ma quali sono i nemici da combattere? sono i pensieri che vogliono indurre la nostra volontà ad agire orientando le scelte verso ciò che è male. Per male si intende l'egoismo, l'orgoglio, la superbia e tutto quanto porta al peccato e all'esaltazione dell'Io . La lotta interiore per riuscire ad accettare le mortificazioni, le falsità e le persecuzioni che si subiscono per il modo coerente di vivere il Vangelo, fa parte anch'essa della croce di cui parla Gesù . Ma se Egli ci invita ad una scelta radicale e ad uno sforzo nel combattere per poter essere degni di essere suoi discepoli, al contempo dona all'anima la gioia spirituale e la pace del cuore perché l'anima percepisce che sta compiacendo il suo Dio e ne prova contentezza, una contentezza che nient'altro sa procurare. Oggi il vero discepolo di Gesù deve lottare per poter seguire le leggi morali che Dio ha comandato, non tenendo conto di quelle del mondo che le società inique vogliono farci passare per lecite...e non è spesso facile.
[Modificato da Conny1810 18/09/2016 19.09]
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