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Accettare il fallimento

Ultimo Aggiornamento: 30/10/2017 17.18
15/05/2017 15.40
 
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Un grande problema della società odierna è l'incapacità di tollerare il fallimento. L'ambiente scolastico, accademico e del lavoro è sempre più competitivo e spietato, silurando al minimo errore.
Sorge dunque l'ansia di essere inadeguati o falliti da un lato, e la smania di arrivare sempre primi dall'altro. Le conseguenze sono frustrazione, insicurezza, prepotenza, opportunismo. Chi fallisce tende a gettare la spugna, chi riesce ad emergere si sente autorizzato all'imbroglio e alla falsità.
Entrambe le situazioni conducono alla tristezza, poiché anche chi ha successo in modo disonesto, prima o poi, subirà da altri le medesime ingiustizie che egli ha compiuto.
Chi ha basato la propria vita sulla carriera si ritroverà soppiantato da qualcuno più giovane, e si ritroverà smarrito e senza scopo.
Chi non sarà stato capace di reagire al fallimento, sia esso morale o materiale, si ritroverà codardo e inerme davanti ad ogni tipo di situazione, pessimista, svogliato.

Il vero fallimendo, dunque, non è tanto il fallimento in sè stesso, quanto il valore che vi si attribuisce e il modo con cui lo si affronta.
Occorre allora imparare ad accettare il fallimento, così da poterlo poi superare.

Perché accettare il fallimento?

Anzitutto perché il fallimento è inevitabile: ognuno possiede talenti e debolezze, perciò è ovvio che sarà sempre possibile essere superati in qualcosa.
Di più, commettere errori è inevitabile anche per chi si reputa migliore, anche per chi è ai vertici.
Nel contesto di un cammino spirituale, questa consapevolezza rientra nella virtù dell'umiltà.

Il timore di Dio è una scuola di sapienza,
prima della gloria c'è l'umiltà.
(Proverbi 15, 33).

Umiltà non solo nella capacità di ammettere un proprio sbaglio, ma anche nel saper prontamente guardare avanti. Molti, infatti, a fronte di un errore commesso, non accettano di aver sbagliato, rimproverando sè stessi in continuazione. Un così forte rammarico, più forte del semplice pentimento, è alimentato dall'orgoglio: non si accetta di essere umani e di essere costantemente soggetti agli errori. È una negazione della realtà, una favola che ci si racconta - o, più spesso, che si racconta agli altri, per dare l'impressione di essere infallibili.
Il fallimento va dunque accettato, perché il non accettarlo è vivere nella menzogna.

Come accettare il fallimento?
A rendere più facile tale consapevolezza sono le Scritture, letteralmente costellate di versetti sull'umiltà. Per la sua umiltà, Maria fu scelta come Madre di Dio ("ha guardato l'umiltà della sua serva.." Lc 1, 48), con umiltà è necessario rivolgersi a Dio (cfr Giobbe 22,23), mansuetudine e umiltà sono le caratteristiche di Gesù da imitare ("imparate da me, che sono mite e umile di cuore" Mt 11,29).

L'umiltà ci dice che solo Dio è perfetto e infallibile, e solo con il Suo aiuto si può compiere qualcosa di veramente grande. A quel punto, contemplata la grandezza di Dio e l'infinita piccolezza dell'uomo, diventerà facile accettare i propri errori e quelli degli altri. Diventerà anche facile accettare tale condizione, rialzarsi e cercare di rimediare per quanto possibile, senza però cadere in un baratro di rabbia o insicurezza solo per il fatto di aver fallito.
Così esortava Santa Teresa d'Avila: se qualche volta cadete, non dovete così avvilirvi dal lasciare d'andare innanzi. Da quella caduta il Signore saprà cavare del bene.

Come superare il fallimento?
Una volta aver messo il proprio cuore in pace, arriva il momento più decisivo: scegliere se e come reagire.
Ogni situazione è diversa, e le alternative possono essere tante, ma un punto in comune lo hanno tutte, e consiste nella scelta di voltare pagina e impegnarsi nuovamente, o gettare la spugna.
Chi si abbatte, può farlo perché pensa di trovarsi in una situazione irrisolvibile, di non avere le capacità per affrontare una questione, o di non avere alcuna alternativa. Tutti questi pensieri sono sbagliati e si possono superare con l'aiuto di Dio.
Infatti Dio, nella Sua onnipotenza, interviene in aiuto di chi lo invoca, risolvendo anche le situazioni più disperate, illuminando la mente con lo Spirito Santo affinché si prenda la direzione giusta, permettendo talvolta gli errori per far crescere l'anima nella fede o per salvarla da un pericolo più grande.
È quindi nella preghiera sincera al Padre che si trova ristoro, consolazione, forza. Molti pensano che pregare sia tempo perso, o che sia un'attività che coinvolge solo la mente, ma in realtà la preghiera è il mezzo per entrare in contatto con Dio e per avere forza reale e concreta nella vita. Chi prega assiduamente è più forte, più fiducioso, più sereno e più capace di affrontare le avversità, perché è Dio che lo aiuta.
Fidarsi di Dio provoca un cambiamento nelle proprie prospettive, chiedere il Suo intervento ed affidarGli il futuro non significa tanto restare inermi, quanto impegnarsi con la certezza di non essere soli: affida al Signore la tua attività e i tuoi progetti riusciranno (Proverbi 16).


Io, infatti, conosco i progetti che ho fatto a vostro riguardo - dice il Signore - progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza.
(Geremia 29, 11)


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Citazioni bibliche per superare il fallimento


Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto.
(Salmo 144)

Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici.
(Salmo 17)

Il Signore stesso cammina davanti a te; egli sarà con te, non ti lascerà e non ti abbandonerà; non temere e non ti perdere d'animo!.
(Dt 31, 8)

Non ti ho io comandato: Sii forte e coraggioso? Non temere dunque e non spaventarti, perché è con te il Signore tuo Dio, dovunque tu vada. (Gs 1, 9)

Eccelso è il Signore e guarda verso l'umile
ma al superbo volge lo sguardo da lontano.
Se cammino in mezzo alla sventura
tu mi ridoni vita;
(Salmo 137)

Poiché anche per l'albero c'è speranza:
se viene tagliato, ancora ributta
e i suoi germogli non cessano di crescere;
(Gb 14, 7)

[Modificato da Sofi810 30/10/2017 17.18]
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