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Santi con le Stimmate di Gesù

Last Update: 3/29/2013 9:30 PM
4/4/2011 7:37 PM
 
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I Santi con le Stimmate




La parola “stimmate” deriva dal greco e significa “marchio”.
Per i cristiani, le stimmate sono lesioni organiche che compaiono nelle mani, sui piedi e nel costato di un servo di Dio e rappresentano le cinque piaghe inflitte a Gesù nella Passione.

Per ritenersi di origine soprannaturale, le stimmate devono avere alcune caratteristiche che trascendono le leggi della natura. Esse si formano in un istante nelle parti già nominate e anche sulla fronte, sono accompagnate da perdita di sangue, specialmente il venerdì, giorno in cui si ricorda la Passione del Signore.

Le stimmate non si chiudono col passare del tempo ma durano per sempre e, anche se possono essere intermittenti, di regola durano fino alla morte dello stigmatizzato.

Esse possono essere sia esterne e visibili, che invisibili e producono lo stesso dolore.

La Chiesa, attraverso i suoi teologi, insegna che le vere stimmate sono una grazia che unisce, una lesione di amore che Gesù concede ad alcune anime privilegiate, con segni che si possono vedere sul corpo. La Chiesa per dare il suo giudizio, cosa che fa solo in rari casi , si basa su dati scientifici e su questi fonda la sua valutazione.

I santi portatori di stimmate non sono pochi. Nel secolo scorso, in Europa, ne sono stati registrati circa sessanta. (Fonte, Joachin Bouflet)

Molti sono coloro che non credono al fenomeno delle stimmate, adducendo, a conferma della loro convinzione, che si tratterebbe di fenomeni di autosuggestione, di isteria o addirittura frutto di manipolazioni. Ci sono, però, esperti onesti che riconoscono nella scienza medica dei limiti oltre i quali si devono ricercare le risposte al mistero degli stigmatizzati.

La risposta certa e sicura può venire unicamente da Dio e, solo chi ha l’animo disposto a credere, senza per questo cadere nella faciloneria, riuscirà a darsi la risposta che appaga la sete di conoscenza.

Ecco alcuni casi di santi stigmatizzati che mettono in luce l’opera misteriosa che Dio può svolgere su chi Lo ama.


San Francesco di Assisi




Nell’estate del 1224 san Francesco a causa delle sue precarie condizioni di salute e su consiglio di frà Elia, suo Vicario, si dirige verso l’eremo della Verna accompagnato da tre frati a lui cari, fra i quali Frà Leone, suo confessore.

San Francesco, col passare del tempo, si sente sempre più in intimità con Dio e dimentica tutte le preoccupazioni del suo Ordine. Mentre si stava approssimando la festività della Santa Croce, il 14 settembre, Francesco capì dentro sé che avrebbe avuto un incontro speciale con Gesù Crocifisso.

I suoi tre compagni e in seguito i biografi Tomaso da Celano e San Bonaventura, dichiararono che: ”Un mattino egli si sentì rapito in alto, verso Dio, da ardenti desideri, quando apparve un serafino. Aveva sei ali e tra le ali emergeva la figura di un uomo bellissimo, crocifisso, le cui mani e piedi erano stesi, in croce, e i tratti di lui erano chiaramente quelli di Gesù Cristo. Quando la visione scomparve, l’anima di Francesco rimase arroventata di amore e nelle carni si erano prodotte le stimmate del Signore”.

Tomaso da Celano descrive così le stimmate che vide:”Le mani e i piedi apparvero trafitti nel centro da chiodi, le cui teste erano visibili nel palmo della mano e sul dorso dei piedi. Anche il lato destro era trafitto come da un colpo di lancia con ampia cicatrice, che spesso sanguinava, bagnando di quel sacro sangue la tonaca e le mutande”.

Francesco fece di tutto per tenere nascosto il segno straordinario di cui Dio gli aveva fatto dono, anche se si rese conto che non sarebbe riuscito a celarlo ai suoi compagni più intimi. Per questo non si lavava le mani completamente e se doveva porgere la mano lo faceva a metà, preferendo offrire la manica della tonaca.

Frate Elia riuscì a vedere la ferita del costato e in occasione della morte di san Francesco, scrisse una lettera per l’intero ordine nella quale dichiarava: “Vi annuncio con gioia un grande miracolo…Qualche tempo prima della sua morte, il fratello e padre nostro apparve crocifisso, portando impresse nel suo corpo le cinque piaghe che sono veramente le stimmate di Cristo…”.

I Padri francescani affermano che Francesco sia il primo nella serie degli stigmatizzati, ma la storia precedente parla di altri privilegiati da Dio, nonostante non vi siano documenti che lo attestino.

Con nove Bolle Pontificie e con l’istituzione di una festa particolare, la Chiesa nel secolo XIV, ha riconosciuto l’autenticità delle stimmate di San Francesco e sul luogo dove avvenne il fenomeno, i frati hanno edificato una cappella dove si può vedere una grande ceramica di Andrea della Robbia e una scritta che ricorda l’evento.


(Fonte: “Il mistero delle stimmate- Bouflet J. Ed. San Paolo”.
“Francesco di Assisi-Rossi B.-Ed.Rusconi”.)

Santa Veronica Giuliani



Veronica Giuliani nasce a Città di Castello in provincia di Perugia nel 1660.
All’età di diciassette anni, vincendo l’opposizione del padre, entra nell’ordine delle Cappuccine, abbracciando una regola fra le più rigorose.
La giovane Veronica, vive fin da subito una intensa vita spirituale come emerge dal Diario e dalle venticinquemila pagine che ha lasciato scritte in una serie di quaderni, per obbedienza al Direttore Spirituale. Si dà a pesanti penitenze corporali tipiche del carisma dei Cappucini e cerca di nascondere a tutti il suo misticismo.

Nell’aprile del 1693 si scoprono sulla fronte di Veronica le impronte della corona di spine ma la badessa che le è ostile, cerca di farla curare dal medico per farla guarire dal “mal di testa”.
Inutilmente e per mesi, il medico cerca di cancellare le tracce sospette dalla fronte della suora con unguenti, applicazioni di fuoco, olio bollente, cauteri, bottoni incandescenti, ma ottiene solo di rendere Veronica sfinita e senza forza.

E’ il venerdì santo del 1967 quando Veronica Giuliani viene stigmatizzata del tutto ed è lei stessa che dice:”In un istante vidi uscire dalle piaghe del Signore cinque raggi risplendenti, che vennero alla mia volta. In quattro raggi vi erano i chiodi e in uno vi era una lancia tutta infuocata, che mi passò il cuore…: mi sentivo tutta trasformata in Dio. La ferita era aperta e faceva sangue”.

Veronica non riesce a celare a lungo le piaghe e la badessa, senza prima consultare il Vescovo, la denuncia al Sant’Ufficio. Per vent’anni la Cappuccina viene tenuta sotto controllo e isolamento facendosi serva di tutti e svolgendo con umiltà ogni mansione che le veniva affidata. Accetta con gioia i dolori procurati dalle ferite vedendo in essi la mano di Dio che la vuole purificata.

Nel 1716 Suor Veronica Giuliani vede riconosciute le sue virtù e cessano tutti i provvedimenti a suo carico. Viene nominata badessa di una comunità in cui grazie a lei, si respirerà un clima di intenso ardore spirituale.

Dopo una vita di sofferenza, tutta dedita ad amare Dio, il 9 luglio del 1727 Veronica muore.
Viene beatificata nel 1804 e canonizzata nel 1839.
Per la sua fama di taumaturga è stata proclamata patrona di Città di Castello, la terra a lei cara dove nacque.


(Fonte: “Il Diario di Santa Veronica Giuliani”- Pizzicaria P. – Città di Castello)

Anna Katharina Emmerick



Anna Katharina Emmerick nasce nel 1774 a Coesfeld, un villaggio della Vestfalia che all’epoca apparteneva alla Francia.

Nonostante la disapprovazione del padre, all’età di trent’anni, entra nel convento delle suore agostiniane di Duelmen e inizia da subito a vivere una profonda vita spirituale ricolma delle grazie straordinarie di cui Gesù la riempie specialmente durante le estasi.

Un giorno, mentre si trovava in preghiera davanti al Crocifisso, Anna Katharina si sente posare da una mano misteriosa, una corona di spine sul capo, mantiene il segreto e solamente il cappellano del convento, l’abate Lambert, si rende conto della sua straordinarietà e dei privilegi che Dio le andava concedendo

Nel 1812, a causa della chiusura delle comunità religiose nei territori occupati, voluta da Napoleone, Anna viene accolta in casa dell’abate Lambert dove svolge la funzione di governante. Un male misterioso si impadronisce di lei e non le permette di nutrirsi, riesce solo a bere acqua. Rimane così per tre anni ed è durante questo periodo che compaiono le stimmate alle mani, ai piedi e al costato. La sua salute, anche a causa di queste piaghe, è in continuo peggioramento e Anna è costretta a rimanere sempre a letto.

Su richiesta del Vicario Generale della diocesi monsignor Droste, viene aperta un’ inchiesta per verificare l’autenticità dei fenomeni straordinari di cui Anna Katharina Emmerick è oggetto.
I medici dopo una lunga e attenta indagine dichiarano all’unanimità che i fenomeni non sono spiegabili naturalmente e che in Anna, non vi è falsità in quanto persona retta, sicura e di grande stabilità psichica.

Il chimico Bodde non si fida di questa indagine e si reca in compagnia di alcune signore a Duelmen per far visita ad Anna e poter vedere di persona le stimmate. Al rifiuto della stigmatizzata di prestarsi alla loro curiosità, Bodde risentito, pubblica sui giornali un rapporto molto negativo su di lei e la accusa di automutilarsi con un coltello. Nasce così una lunga polemica sul “caso Emmerick”.

Nel frattempo la Vestfalia viene unita alla Prussia (Congresso di Vienna) ed Anna viene accusata dai suoi oppositori, di essere, assieme all’abate Lambert, l’ispiratrice di un movimento filo francese ostile a Berlino.

Viene istituita una apposita commissione col compito di studiare “l’inedia, le stimmate e le emorragie settimanali”. Nella commissione spicca la figura dell Dott. Rave, che vorrebbe far confessare a Katharina che le piaghe sono frutto di inganno come sostenuto dal Dott. Bodde.
Alcuni colleghi però, si rifiutano di prestarsi al volere di Bodde e la verità finalmente si afferma.

Anche il Re di Prussia, Federico Guglielmo III che è molto interessato al caso, manda da Anna il suo medico personale che è un protestante il quale, molto impressionato , ammette che il caso non si può spiegare scientificamente.

Le indagini hanno così fine. Anna muore il 9 febbraio 1824.


(Fonte: “Le rivelazioni di Katarina Emmerick” – Pilla.E. - ed. Cantagalli
“Vita di Gesù secondo le visioni di Caterina Emerick” – Brandano C. )

Gemma Galgani




Gemma Galgani nasce il 12 marzo 1878 a Camigliano di Lucca da una famiglia molto religiosa e di grande fede .
Non stupisce perciò la sua religiosità e che, fin dall’infanzia, si sentisse trasportata verso la via di perfezione del Vangelo dimostrando una particolare devozione verso il Crocifisso e il Volto Santo di Gesù.
Inizia il suo percorso di fede a Lucca, presso l’Istituto di S. Zita diretto da ottime suore.
La sua vita è segnata da continue esperienze di sofferenza; negli anni dell’adolescenza viene colpita in modo grave da una tabe spinale da cui viene istantaneamente guarita per intercessione di Santa Margherita Maria Alacoque. Tutta la città di Lucca venuta a conoscenza dell’accaduto, parla di miracolo.

La mamma di Gemma muore di tubercolosi e il papà di cancro, rimane così orfana all’età di 19 anni.
Nel 1899 viene ospitata nel monastero delle Visitandine o Figlie di San Francesco di Sales e le suore sono molto felici di averla nella loro comunità.

Per poter rimanere con loro nel monastero, Gemma ha bisogno del consenso dell’arcivescovo, ma lui glielo nega; molto probabilmente perché considera di impedimento le sue cagionevoli condizioni di salute. E’ così costretta a tornare in famiglia dove sente profondamente il vuoto lasciato dai suoi cari.

Gemma si sente sempre più trasportata verso Gesù Crocefisso e per lei iniziano le estasi.
L’8 giugno 1899 riceve le stimmate, è la vigilia della festa del Sacro Cuore di Gesù.

Mentre si trova in preghiera ha una visione, le appare Gesù sofferente coperto di piaghe dalle quali, non esce sangue, ma fiamme che vanno a toccarle le mani, i piedi e il costato.
Prova un grande dolore unito ad una dolcezza indicibile.
Gemma è una ragazza semplice e nella sua semplicità crede che tutte le anime consacrate ricevano le stimmate come dono di Dio e così, senza considerare troppo il privilegio concessole, mostra con spontaneo candore le mani piagate alla zia.

Il fenomeno si ripete ogni giovedì verso le otto e prosegue fino alle tre pomeridiane del venerdì successivo ricordando le ore della Passione di Cristo. Questo fatto straordinario si ripeterà in Gemma fino a poco prima della morte.
La Provvidenza fa in modo che Gemma conosca i Padri Passionisti che sono impegnati nella predicazione a Lucca. In questa occasione incontrerà Padre Germano che diventerà il suo direttore spirituale e accanito sostenitore della veridicità dei fenomeni di Gemma.

Dal 1900, al gennaio 1903, viene accolta in casa Giannini , la sua salute peggiora e le viene diagnosticata la tubercolosi. Per evitare che la famiglia che l’accoglie sia contagiata, viene spostata in un quartiere vicino alla loro abitazione.

Il Padre Provinciale dei Passionisti era spesso ospitato in casa Giannini e confidò a Monsignor Volpi, vescovo ausiliare di Lucca: “Io vidi con i miei occhi le ferite delle mani, tanto sotto le palme quanto sopra: erano veri squarci: Alla fine dell’estasi tutto era rimarginato e solo rimanevano le cicatrici. Com’è possibile che si rimargini una ferita in un istante? Credo fermamente che tutto sia opera di Dio; e questo anche perché la giovane è umilissima, obbediente, innocente e amante in modo particolare del patire”.

Di tutte le estasi, le visioni e le stimmate di Gemma, potè essere testimone Cecilia Giannini che, essendo persona caritatevole e di grande fede, si prese cura di lei con la stessa dedizione di una mamma.

Monsignor Volpi ordina a Gemma di cessare ogni manifestazione esterna di cose straordinarie ma, col tempo, arriverà a credere alla veridicità delle stimmate e dei fenomeni straordinari di cui la santa era oggetto.
Attorno alle ferite di Gemma, in quanto la manifestazione non era continua ma saltuaria, si aprì una lunga discussione che ebbe termine solo alla proclamazione della sua santità.

Gemma Galgani non visse in convento ma in casa privata e la sua fu una vita molto riservata.
Il 2 maggio 1940 Papa Pio XII portandola agli onori degli altari, ne dichiarò le virtù eroiche e la sua
totale incapacità di inganno.

E’ perciò indiscutibile la sua sincerità riguardo le stimmate.
(Fonte: Gemma Galgani – Suor Gesualda ed. San Paolo)

Teresa Neumann




Teresa Neumann nasce l’8 aprile 1898 a Konnersreuth di Ratisbona, un paesino della Baviera. La sua è una famiglia umile e molto numerosa, composta da mamma, papà e 11 figli. Il papà è sarto.

Terminate le scuole primarie, Teresa lavora a servizio di una famiglia contadina. Il lavoro però, non le impedisce di vivere la sua intensa vita spirituale.

A causa di un incidente subisce una slogatura alla colonna vertebrale che la porterà a una graduale incapacità a muoversi fino alla paralisi completa alle gambe (marzo 1919).

Il 17 maggio 1925, giorno della santificazione di Santa Teresa di Lisieux, guarisce istantaneamente . In una lettera ad una amica, racconterà come recuperò l’uso delle gambe miracolosamente.

E’ a partire dall’inizio del 1926 che a Teresa succedono cose straordinarie, l’impressione delle stimmate, la lunga formulazione delle visioni riguardanti la vita di Gesù e il digiuno che si protrarrà fino alla morte per 36 anni.

Durante la Quaresima del 1926, Teresa è a letto per un malore ed ha una visione di Gesù nell’orto degli ulivi. Sente dentro sé un sentimento di amore e compassione e prova nel cuore un dolore talmente acuto che crede di morire.
Quando rinviene vede la zona del cuore ricoperta di sangue e sul lato sinistro una ferita aperta, sanguinante.
Il venerdì della Passione ha in estasi la visione di Gesù sul Calvario che cade sotto la Croce.
In quell’istante si apre sulla mano sinistra una ferita sanguinante che non era possibile nascondere.
Confida alla mamma che la ferita si né aperta da sola.
Nella notte fra il giovedì e il venerdì santo, Teresa vede tutta la Via Crucis e sulla mano destra e i piedi, si aprono altre ferite.

Accorre il parroco che con grande stupore vede l’accaduto e riporta: “Teresa giaceva come una martire, con gli occhi pieni di sangue…Fino alle tre, ora della morte del Salvatore, soffrì le pene della morte. Poi si calmò”.

Il 4 aprile, solennità della Pasqua, Teresa vede Gesù risorto e si alza dal letto perché sta meglio.

Teresa non riesce ad accettare che le persone siano incuriosite dai suoi fenomeni ma col tempo, capisce che ciò che le accade è proprio per la gente, come segno soprannaturale per tutti.
Per questo accettò sempre tutto dalla mano di Dio con serenità , compresa l’immensa sofferenza del venerdì che visse fino alla morte.

Le stimmate di Teresa furono esaminate a lungo da molti esperti. Anche Padre Agostino Gemelli, fondatore dell’Università Cattolica, su incarico di Papa Pio XI, studiò il fenomeno concludendo che le condizioni di Teresa Neumann non erano spiegabili scientificamente.

Teresa Neumann fu centro di altri fenomeni straordinari. A partire dal Natale del 1926 provò disgusto per tutti i cibi e bevande e smise totalmente di nutrirsi . Per dieci giorni fu controllata giorno e notte da una equipe medica la quale constatò che il digiuno era effettivo. Si nutrì per 36 anni solo della Santa Eucarestia, ebbe numerosissime visioni in cui vedeva Gesù, le vicende della sua vita , i miracoli da Lui compiuti e la sua Passione.
Altri suoi doni furono la chiaroveggenza, la telepatia, la precognizione e parlò l’aramaico, la lingua di Gesù.

Era il settembre 1962 quando, a causa di un attacco di angina pectoris, Teresa Neumann morì.

Si trova sepolta nel cimitero di Konnerrsreuth in Baviera.


(Fonte: Teresa Neumann- Giovetti P.- Ed. Paoline)

Marthe Robin



Marthe Robin nasce a Chateauneuf di Valence (Francia) in una famiglia contadina, ultima di sei figli.
Nel 1912 riceve la Prima Comunione e dice:” credo che essa sia stata in effetti una presa di possesso da parte di nostro Signore. In quel mento si è impadronito di me”.

Frequenta la scuola fino all’età di tredici anni e poi lavora in campagna. A sedici anni, nel 1918, si ammala di una malattia inspiegabile che in poco tempo la porta alla paralisi.
Marthe ormai costretta a letto, si dedica al ricamo.

Nel 1928 è completamente immobilizzata e non riesce nemmeno a deglutire. Inizia per lei la totale anoressia che durerà fino al termine della sua vita. Per più di cinquant’anni Marthe si ciberà solo dell’Eucarestia e cesserà persino di dormire.

Mentre è in preghiera, nel 1930, sente Gesù chiederle:”Vuoi essere come me?”. Marthe acconsente.
In quel momento sente un fuoco che brucia uscire dal Cuore di Gesù e racconta:” Il mio petto, come le mie mani e i miei piedi furono attraversati da uno strale di fuoco…Gesù mi invitò a ricevere la sua corona di spine che aveva tra le mani. Ero più morta che viva e rimasi in una specie di svenimento doloroso, che durò forse molte ore.
Gesù scomparve e subito comparve il sangue alle mani, ai piedi, al petto e alla testa…Mia madre fu la prima a vedere il sangue sparso”.

Ad ogni venerdì e fino alla morte, Marthe rivivrà la Passione di Gesù .

Non era mai stato un suo desiderio ricevere le stimmate in modo visibile, ma capì che si trattava di un martirio d’amore, un simbolo per la conversione dei molti che ne sarebbero venuti a conoscenza.

Gesù le aveva detto che avrebbe sofferto sempre più, fino alla sua morte e infatti, alle sue già precarie condizioni fisiche si aggiunsero la quasi cecità, la spina dorsale storta, la forte tosse e una sete incontrollabile senza aver nessuna possibilità di deglutire nemmeno una goccia d’acqua.

La notorietà di Marthe crebbe a tal punto che venivano a lei moltissime persone come in pellegrinaggio per vederla e pregare assieme. Fra queste persone ci fu il filosofo cristiano Jean Guitton che la visitò per quaranta volte rimanendo commosso dalla sua umiltà e dalla serenità che trapelava da tutto il suo essere, considerando anche che non era mai uscita dalla sua fattoria.

Marthe Robin visse così per oltre cinquant’anni.

Nel 1933, in una visione, Gesù le chiede di dare vita a dei Foyers di carità nei luoghi sperduti della terra e promette di inviarle in aiuto un sacerdote. Sarà l’abate Finet di Lione, che la raggiungerà nel 1936. Il sacerdote rimane quasi folgorato dalla personalità di Marthe e nasce fra i due un’ unione che durerà per tutta la vita. Insieme daranno vita ai Foyers de Charitè che a tutt’oggi sono diffusi nel mondo.

Il 10 febbraio 1981 Marthe muore dopo aver vissuto una intera esistenza nella sofferenza e nell’offerta amorevole di sé.


(Marthe Robin-Artier J.-ed.San Paolo.
Marthe Robin la Stigmatizée-Huertas M.-ed. Centurio)

Padre Pio da Pietrelcina



Fin dal 1910, Padre Pio da Pietrelcina confida al suo confessore di notare sul palmo delle mani “un po’ di rossore grande quanto la forma di un centesimo”.

Nella mattina del 20 settembre 1918, dopo aver celebrato la Messa, Padre Pio riceve le stimmate da Gesù. “Fui sorpreso come da un dolce sonno e mi vidi dinanzi un misterioso personaggio, che aveva le mani, i piedi e il costato che grondavano sangue. Mi sentivo morire dal dolore…Quando il personaggio si ritirò, io mi avvidi che mani, piedi e costato, erano traforati e grondavano sangue…La ferita del cuore gitta continuamente sangue, specie dal giovedì sera fino al sabato”.

Per ordine dell’autorità ecclesiastica, le stimmate di Padre Pio sono state esaminate da numerosi medici tra i quali il Dott. Giorgio Festa che ha rilevato che le piaghe non sono come quelle comuni:” non hanno nessuna tendenza a cicatrizzare, ma conservano sempre la vivacità del primo momento. Le lesioni non presentano arrossamento, edema o infiltrazioni. Il sangue, che stilla dalle ferite, ha un profumo fine e delicato”(1920).

Il Dott. Luigi Romanelli ,chiamato a dare un giudizio afferma:”Le lesioni di Padre Pio non producono alcun disturbo nelle funzioni dei vari arti. Esse non sono classificabili. Il fatto non si spiega con la scienza umana”(1919).

Il Professor Bignami diede ordine di fasciare per una settimana le ferite e mettere dei sigilli in modo da verificare se le piaghe si cicatrizzavano o miglioravano. Quando furono tolte le bende, otto giorni dopo, si potè riscontrare che nulla era accaduto e che le piaghe sanguinavano maggiormente, tanto che, durante la celebrazione della Messa, il sangue colava dalle mani di Padre Pio e fu necessario asciugarlo con dei fazzoletti.

Sono migliaia i fedeli che hanno potuto vedere le stimmate di Padre Pio e annusare i vari profumi che esse emanavano.

Poco prima della sua morte, miracolosamente come le aveva ricevute, le stimmate di Padre Pio scomparvero alimentando ancora di più la devozione dei fedeli verso questo Santo, reso da Dio segno di contraddizione.


(Fonte: I Miracoli di Padre Pio-Allegri R.-ed. Mondadori
A tu per tu con Padre Pio-Allegri R.- ed.Mondadori)























[Edited by Conny1810 4/5/2011 9:44 PM]
11/1/2011 6:42 PM
 
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3/29/2013 7:27 PM
 
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Re:
Cristianalibera, 01/11/2011 18:42:


La Chiesa, attraverso i suoi teologi, insegna che le vere stimmate sono una grazia che unisce, una lesione di amore che Gesù concede ad alcune anime privilegiate, con segni che si possono vedere sul corpo. La Chiesa per dare il suo giudizio, cosa che fa solo in rari casi , si basa su dati scientifici e su questi fonda la sua valutazione.



Nel caso di Padre Pio so che egli aveva dei dolori atroci anche a causa delle stimmate, ...


Ma il dolore è insito nel significato delle stimmate come grazia donata da Gesù Cristo!
Lo scopo delle stimmate, oltre a quello di segno di conversione per gli altri, è quello di "mettere alla prova" chi le riceve, provandone la capacità di sacrificarsi, anche fino a soffrire molto, per il nostro Signore!
Quindi senza il dolore, a mio avviso, le stimmate perdono senso: d'altronde, Gesù non ci da mai una croce che non possiamo portare, e sarebbe crudele affidare le stimmate a persone che non hanno una fede totale e incrollabile e un amore immenso verso Lui!
[SM=x58521]


3/29/2013 9:30 PM
 
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Re: Re:
Tanakachan, 29/03/2013 19:27:


Ma il dolore è insito nel significato delle stimmate come grazia donata da Gesù Cristo!
Lo scopo delle stimmate, oltre a quello di segno di conversione per gli altri, è quello di "mettere alla prova" chi le riceve, provandone la capacità di sacrificarsi, anche fino a soffrire molto, per il nostro Signore!
Quindi senza il dolore, a mio avviso, le stimmate perdono senso: d'altronde, Gesù non ci da mai una croce che non possiamo portare, e sarebbe crudele affidare le stimmate a persone che non hanno una fede totale e incrollabile e un amore immenso verso Lui!
[SM=x58521]





Quoto in pieno quello che dici. Dio, attraverso le prove, non solo mette alla prova la nostra fede, ma ci fortifica sempre di più. Non a caso si parla di "dono" delle stimmate. Certamente implicano una grandissima sofferenza fisica, ma spiritualmente sono la più alta forma di unione con Gesù, un condividere il suo dolore che accresce l'anima in modo inimmaginabile. D'altronde, citando un recente discorso di Papa Francesco, noi non siamo nulla senza la croce.

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